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Intoniamo il sacro

Le nostre attività Intoniamo il sacro

Intoniamo il sacro

Venerdì 3 maggio 2019 nella parrocchia San Bartolomeo il nostro coro ha cantato brani della tradizione cristiana insieme a recitazioni del Corano intonate dall’Imam del centro culturale islamico di Monza e Brianza Ibrahim Elgamal e oggi Imam del Centro islamico di Sesto San Giovanni. Alcuni mesi prima, il 1° dicembre 2018 avevamo cantato lo stesso programma nella chiesa di Regina Pacis a Monza, grazie a don Alberto Colombo.

Questo concerto era parte degli eventi in preparazione alla Festa dei Popoli organizzati 9 giugno 2019, proposto dal nostro coro grazie ad una storia di amicizia tra il nostro direttore Raffaele Deluca e l’Imam Ibrahim, un progetto supportato dalla Comunità Epifania del Signore.

Nonostante la scarsa pubblicità all’evento legata ai tempi stretti di preparazione e organizzazione, in Chiesa la partecipazione è stata numerosa, come anche nel contiguo salone parrocchiale dove, a fine concerto, è stato offerto un buffet preparato in parte da noi e in parte da un gruppo di donne arabe.

Evidentemente c’era curiosità, c’era interesse per un evento raro (il primo evento in Italia di recitazione coranica in una chiesa è avvenuto nel 2016 a Roma, con la collaborazione della comunità di sant’Egidio), e probabilmente c’erano posizioni diverse: posizioni culturali, religiose, filosofiche e politiche. Come culturali e politiche e religiose erano le posizioni dei discordi, di coloro i quali hanno ritenuto inappropriato o demagogico accogliere la comunità musulmana nelle nostre chiese per cantare il sacro.

Ma “cosa significa intonare il sacro”, chiedeva Don Leo, nella sua presentazione? Cosa significa, mi chiedo io come corista di un coro parrocchiale, fare esperienza del sacro attraverso la musica?

Tutti noi siamo persuasi a pensare che la musica sia un dono per l’essere umano: lo culla, lo rigenera, lo supporta, lo aiuta nel suo percorso di vita, anche nei momenti più difficili.

La musica sacra, però, in aggiunta gli fa fare esperienza di Dio, e questo è il Dio a cui ieri sera ci siamo volti tutti quanti, cristiani e musulmani. Con molta semplicità, abbiamo lasciato parlare la musica, e non le nostre posizioni. Abbiamo, non senza un po’ di meraviglia, ascoltato cantare una fede “sorella”, ma nelle cui diverse modalità e vibrazioni si intuisce la storia millenaria che è patrimonio di fede di un popolo, esattamente come lo è il canto gregoriano e la polifonia per noi. Patrimonio che peraltro la comunità cristiana dovrebbe desiderare di conoscere maggiormente perché parte viva delle nostre radici.

Proprio al di là delle parole, che possono generare discussioni e celare il pregiudizio, e nella semplicità delle relazioni umane, come un’amicizia che nasce tra persone, la musica ha permesso di essere insieme nel rispetto reciproco e nel desiderio di conoscenza delle diverse identità: questo a me sembra il presupposto per la costruzione di ogni dialogo vero. E per tutti noi partecipanti la percezione di un incontro formativo e di grande valore spirituale, che ci auguriamo possa in qualche modo ripetersi, anche in altri luoghi, cristiani e islamici.

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